mercoledì 18 ottobre 2017

The Meyerowitz and "patch87" Stories



Appena finito di vedere The Meyerowitz Stories su Netflix. Un bellissimo film, con attori che amo. La definirei una dramma-commedia. Il film mostra la figura di un padre molto egoriferito, insoddisfatto di se stesso, continuamente concentrato su se stesso, e il rapporto con i suoi tre figli avuti con mogli diverse. Un rapporto difficile, quasi privo di comunicazione. Ciascun figlio porta con se rabbia o dolore riferiti al rapporto con il padre. Un film che senza scadere nella pornografia sentimentale, tocca nel profondo.

E' bello, in qualche modo, vedere che i problemi dovuti alla relazione con mio padre sono più comuni di quanto credessi, tanto da essere mostrati in un film. Difficoltà a realizzarsi, ali tarpate, sono alcuni temi che caratterizzano la mia vita ed anche quella di alcuni personaggi del film (Danny, interpretato da Adam Sandler). Sono abbastanza certo che il rapporto con mio padre, le sue mancanze e alcuni suoi modi di fare, abbiano influito grandemente sul mio disturbo e sulle sue manifestazioni. Infatti, il luogo dove maggiormente si manifestano le mie ossessioni e dove vengo colto maggiormente dal rimuginio ossessivo è il canile, l'attività creata da mio padre. Il film in qualche modo ha un che di catartico, anche se non mi ha fatto raggiungere vette emotive, ha invece delicatamente toccato la mia anima. Ottimo film, contento di averlo visto!

martedì 17 ottobre 2017

Quanto tempo! Vi racconto un po' di me

Salve a tutti, a chi tornerà dopo tanto tempo a chi invece potrebbe essere nuovo, oppure a nessuno, poichè è tanto che non uso questo blog e comprensibilmente è poco frequentato.

E' tanto che non scrivo, e le motivazioni sono state molte. In primis c'era una sorta di responsabilità nei confronti di chi aveva trovato speranza nel leggere che io fossi guarito, a seguire c'è stata anche l'inedia e il non sapere cosa scrivere.
Ero "guarito" dal doc, ma poi il bastardello è tornato. Il suo ritorno è andato a coincidere con i momenti più felici e soddisfacenti della mia vita ma anche con quelli più bui.
Pensavo di essere guarito per sempre, ma credo che invece dovrò imparare a conviverci per sempre.
Ad esso si accompagna l'insieme di tutte le problematiche che una persona comune può avere, più altre dovute alla speciale combinazione di eventi che contraddistinguono la vita di ciascuno di noi.
Il tutto è ovviamente reso più pesante dal doc stesso.

Il doc ha costellato buona parte della mia vita, sia adolescenziale che in particolare adulta.
La sua presenza si è manifestata nuovamente in momenti di grande cambiamento, in particolare alla nascita della mia prima relazione amorosa più seria a profonda, ed è rimasto lì anche alla nascita di una seconda relazione molto importante che sto vivendo proprio ora.

Vorrei poter parlare di questo disturbo in maniera più poetica, ma mi è difficile, non so se sono in grado di riuscirci.

Il doc è un modo di vedere il mondo? E' il modo di una parte di me di vedere il mondo?
Negli ultimi due anni mi sono ritrovato spesso a non sapere distinguere chiaramente la realtà dai miei pensieri esagerati. Sono tornato in terapia, una terapia cognitivo-comportamentale e sto lavorando molto su me stesso, con alti e bassi.
Sono venuti fuori un lato narcisista, tendenza all'autosacrificio ed ovviamente il doc.
Quando all'inizio lessi la diagnosi mi spaventai molto, mi sentivo una persona pericolosa (uno dei miei tanti doc).

A volte percepisco un enorme peso sulle spalle, un'enorme difficoltà nell'essere me e mi piacerebbe essere qualcun altro. La vita a volte mi pesa e mi è difficile godere dei bei momenti, anzi, a volte ho paura di vivere bei momenti perchè so che un pensiero è in agguato e potrebbe prendermi da un momento all'altro, rovinandomi quel momento stesso.
Mi sento in ostaggio di me stesso.

Ultimamente sto usando la mindfulness, in cui osservo il pensiero e/o la sensazione dolorosa, ed essi un po' di acquietano.
Fino a qualche giorno fa avevo raggiunto un po' di pace, un po' di sicurezza nell'avere un metodo, una tecnica che mi aiutasse, ma poi un evento fastidioso mi ha un po' destabilizzato ed ora sono in preda a varie ossessioni da cui non riesco facilmente a districarmi.
A tutto ciò si accompagna una forte insoddisfazione personale, obiettivi che non riesco a realizzare, l'università che non riesco a finire.
La frustrazione è una cattiva compagnia per il doc! Lo dico con il sorriso.

Non è facile convivere con un disturbo del genere, perchè esso è in grado di assumere mille forme, di infiltrarsi in ogni meandro della nostra visione del mondo, fino a fondersi ad esso. Ma a volte ho degli spiragli di pace, se solo riuscissi ad accumularne qualcuno in più!
Forse piano piano ci riuscirò

Comunque, per fortuna, la mia vita non è completamente immobile, né ferma ad anni fa, quando dichiarai che ero guarito, seppur la mia esistenza fosse un po' statica e le mie esperienze del mondo esterno poche.
Anche se ero guarito conservavo molte insicurezze, molte paure, molte difficoltà che ora ho superato. Sono sbocciato come uomo, ho realizzato dei piccoli obiettivi, ho amato molto e mi hanno spezzato il cuore, ho fatto un viaggio, ho riso tanto, ho avuto tanta paura, ma sono stato anche molto felice, ho affrontato paure, ho visto il mio valore, ho fatto cose incredbili, soprattutto in virtù di chi ero. Forse c'è speranza anche per me, forse un giorno sarò felice, forse quel giorno potrebbe essere oggi, e quel momento, adesso.

Che dirvi? Le mie intenzioni sono di tornare a scrivere qui sù con assiduità, ma ammetto di non sapere se ci riuscirò. Non vi prometto niente, però tenete gli occhi aperti, chissà, che non ritorni, chissà che non guarisca di nuovo.

Grazie per avermi letto.
 

mercoledì 27 gennaio 2016

Il passato

Ciò che ci è stato tolto, ci è stato tolto e non ci verrà restituito - E.A.


E' vero, soprattutto in riferimento al passato. Il passato non esiste più ma i suoi effetti si fanno sentire nel presente. Siamo vittime del passato? Potremmo. Il presente però è un'occasione per il futuro. Il futuro non è figlio del passato, ma del presente!
Nonostante tutto una cosa è sapere, una cosa è sentire. Dobbiamo fare i conti con il passato che nella nostra mente continua ad essere "presente". Forse dovremmo ridimensionarlo, comprenderlo e capire cosa fare del nostro futuro, imparare da esso e non solo soccombere al suo peso. Non è facile, ma è tutto ciò che abbiamo: la nostra vita.

martedì 19 gennaio 2016

Potere


Sembra esserci nell’uomo,
come negli uccelli,
un bisogno di migrazione,
una vitale necessità
di sentirsi altrove.
(Marguerite Yourcenar)



Il potere è un argomento molto complesso, delicato, "potente". Quando siamo bambini siamo fondamentalmente impotenti ma forse ne abbiamo meno consapevolezza. Quando cresciamo acquisiamo un po' di potere, ma ci rendiamo conto che siamo in balia di forze molto più grandi... Ne diventiamo consapevoli. Capita che si voglia più potere. Forse tutti in fondo vogliamo più potere. Per altri può avere effetti patologici, rendendoli incapaci di affrontare certe situazioni perché vogliono sempre più potere e quello che hanno non gli basta. Temono di non averne abbastanza rispetto a certe situazioni. Si sentono, così, invalidati. Il loro valore personale ne soffre. Si va alla ricerca di più potere e si può cominciare da giovanissimi. La nostra mente e le nostre conoscenze ci conducono al sentiero che ci pare più percorribile per ottenerlo, per darci l'illusione di avere più potere. Politica, manifestazioni, acquisti consapevoli, forza fisica, arti marziali, sport in generale ogni cosa può essere vista come il mezzo per acquisire un maggiore senso di potere. Il problema è che non è possibile. Si rimarrà sempre impotenti di fronte molte situazioni nella vita. Ci sarà sempre del dolore ad attenderci, oltre alla gioia. Questo può risultare insopportabile, ma la vita è fatta così. Imparare ad accettare che siamo impotenti riguardo alcune cose è molto difficile, perché quelle cose spesso sono molto importanti per noi. D'altronde, la vita non è fatta solo di potere e di controllo, ma di ben altro. La capacità di lasciar andare un po' le cose, smettere di voler controllare tutto ed accettare la vita così com'è credo sarebbe molto utile. Sicuramente è più facile a dirsi che a farsi, ma almeno abbiamo idea di cosa fare. L'idea di un potere tale da permetterci di non soffrire più, di non sentirci più deboli è irrealistica, ma se per assurdo si avverasse non sarebbe comunque fonte di felicità perché non ci sarebbero più sfide, ne occasioni per essere coraggiosi, ne per ascoltare il proprio cuore. La vita diventerebbe molto noiosa. Sicuramente all'inizio tutto sarebbe bello, ma esauriti i desideri non ne avremmo altri... In fondo il motore del desiderio è la mancanza della cosa desiderata.

martedì 22 dicembre 2015

Mindfulness

La mindfulness è semplicemente una pratica di consapevolezza. Trae origine da tecniche orientali legate anche a credi religiosi, ma è attualmente una tecnica di gestione della mente slegata da qualsiasi religione, quindi tutti possono praticarla senza andare contro le proprie credenze. L'idea di base è quella di sviluppare l'accettazione degli eventi e nel caso della persona affetta da DOC, l'accettazione dell'ansia derivante dalle ossessioni, così da evitare le compulsioni. Si adatta bene alla terapia cognitivo-comportamentale, proprio perchè si profila come una tecnica di esposizione e prevenzione della risposta. La mindfulness è semplice ma non facile. E' semplice da imparare e praticare, ma richiede un minimo di impegno. Esistono numerose tecniche e meditazioni guidate anche in rete. Ci sono anche numerosi libri, in italiano e in inglese che trattano in maniera approfondita questa pratica. E' possibile seguire corsi o come nel mio caso anche usarla in terapia. Più in avanti parlerò ancora di questa pratica.

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