venerdì 8 febbraio 2019

L'idea di questo blog

E' un po' che non scrivo. Il fatto è che non sapevo cosa scrivere. Temevo di risultare ripetitivo nelle mie tematiche o nei miei pensieri.
Oggi però ho deciso di fare il punto della situazione.

Perchè nasce questo blog?

Il blog nasce come diario della mia esperienza con il disturbo ossessivo compulsivo. Era un modo per condividere con il mondo il mio disagio. La scoperta e il trattamento del disturbo mi hanno messo di fronte ad elementi totalmente nuovi, spaventosi. Poi nel tempo e dopo tanti tentativi le cose sono migliorate. A questa mia evoluzione ha corrisposto anche un'evoluzione del blog, con battute d'arresto anche lunghe, trattazione di temi diversi... Perchè alla fine il doc è una parte della mia vita e si lega ad essa influenzando direttamente o indirettamente tutto. Il volerlo curare mi ha portato alle sedute di terapia, dove ho dovuto affrontare altre parti di me che non erano per forza doc, anche se ad esso si legavano; tutto questo mi ha portato ad agire diversamente, a buttarmi in cose nuove, a superare certi miei limiti, ad una maggiore accettazione di me stesso, soprattutto delle parti che meno apprezzo di me. Quindi questo blog, a dispetto del nome, parla di me e della mia vita e sto riflettendo di riprendere a scriverci su ,di nuovo, con maggiore regolarità, parlando anche di altri argomenti che mi riguardano. Gli impegni sono diventati tanti, ho varie cose di cui occuparmi e le energie non sono come un tempo, però forse, potrei farcela.
Nel caso vi farò sapere!

Un abbraccio a chiunque mi legga.

venerdì 20 ottobre 2017

Seduta dallo psicolgo

Ieri sono stato dal mio psicologo.
Mi turbavano varie cose, come spesso accade da un po' di tempo. Nella conversazione avuta, mi ha detto una cosa che mi ha colpito e cioè che c'è una parte di me che cozza con un'altra. Quella parte è "il montanaro", un modo colorito e poco gentile verso i montanari (perdonatemi), che però vuole esprimere in maniera semplicistica la tendenza di questa frazione di me a dar credito a degli stereotipi. Questa si scontra con la parte di me più all'avanguardia, curiosa e aperta che supera gli stereotipi e gioca la partita con le sue regole.
E' vero, in me c'è anche questo elemento, una cosa che non avevo mai notato e che è uscita negli ultimi anni. In passato mai mi ero preoccupato di certi elementi o forse solo di alcuni ora che ci penso, ma di altri no, questi sono sorti ultimamente.
L'esperienza di relazioni amorose ha giocato un ruolo fondamentale in questo. Il confrontarmi con un mondo totalmente nuovo in tarda età mi ha posto di fronte a situazioni nuove che non sapevo gestire, creadomi stress, paura e mettendomi di fronte a dei limiti che non sapevo di avere.
Avere relazioni è fantastico, ma per persone come me comporta anche delle difficoltà non indifferenti che credo solo attraverso l'esperienza e la terapia riuscirò a superare. Credo di essere a buon punto comunque.
Altro elemento che mi ha colpito è stata la domanda "ma non sei stanco di voler sempre arrivare in cima, di voler sempre essere il primo in tutto?". Questa frase si riferisce al mio voler essere l'amante migliore che la persona con cui sto abbia mai avuto. Effettivamente è molto stressante ed ansiogeno voler arrivare in cima. A quella frase ha aggiunto "sei sicuro che vale la pena rimanere lassù?". Ovviamente no, perchè questa enorme aspettativa nei miei confronti, che di contro si riflette anche sull'altra persona, è estremamente stancante. Devo e voglio imparare a ridimensionare le mie aspettative, i miei obiettivi, renderli più realistici. Il dottore mi ha suggerito "perchè non essere colui con cui lei è contenta di stare? Che la fa stare bene?". Mi rendo conto che questa parte mi suona come limitata a causa di questa impostazione di default del primeggiare, ma è anche molto ragionevole e distensiva. Invece di cercare la felicità estrema, ricercare un po' di serenità e qualche sorriso diffuso, invece di essere l'amante di cui lei non potrà mai fare a meno, essere la persona che la fa sorridere, la rende gioiosa e le sta accanto e con cui passare bei momenti.

giovedì 19 ottobre 2017

Relazioni

Fino ai 25 anni non ho mai avuto relazioni. Era una cosa che mi pesava tanto e che non sapevo come risolvere. Infatti su questo blog fino ad ora credo di non aver mai parlato di relazioni amorose. Beh, sto per farlo ora!

Una delle cose che più mi spaventa di una relazione amorosa è il fatto che l’altro vedrà ogni nostra debolezza ed ogni nostro difetto.
“E se sono troppo arrogante? E se sono poco interessante? E se sono noioso? E se...? E se... (aggiungere paura che si preferisce)?”
Il punto è che una relazione amorosa è anche questo: accettazione incondizionata dell’altro, anche dei suoi difetti. Nascondere queste parti di se, seppur fosse possibile, ci priverebbe però di vivere un vero amore, ma solo un simulacro (quanto adoro questa parola!) di questi.
Fa paura, soprattutto se ci si sente inadeguati, in qualche modo non meritevoli di essere amati, ospiti della relazione che si sta vivendo, ma queste idee e sensazioni di se sono false e figlie di un passato che ormai non è più. Tutti meritiamo di essere amati a prescindere da ciò che siamo e facciamo. Tutti abbiamo un valore in quanto esseri umani, in quanto esseri viventi e nessuno può negarci quel valore. È importante capire questo, perché se leghiamo il nostro valore ad elementi esterni che sono mutevoli allora anch’esso sarà precario e a cascata tutte le nostre azioni, imprese e intenzioni risulteranno traballanti.
Abbiamo un valore che prescinde da qualsiasi cosa

mercoledì 18 ottobre 2017

The Meyerowitz and "patch87" Stories



Appena finito di vedere The Meyerowitz Stories su Netflix. Un bellissimo film, con attori che amo. La definirei una dramma-commedia. Il film mostra la figura di un padre molto egoriferito, insoddisfatto di se stesso, continuamente concentrato su se stesso, e il rapporto con i suoi tre figli avuti con mogli diverse. Un rapporto difficile, quasi privo di comunicazione. Ciascun figlio porta con se rabbia o dolore riferiti al rapporto con il padre. Un film che senza scadere nella pornografia sentimentale, tocca nel profondo.

E' bello, in qualche modo, vedere che i problemi dovuti alla relazione con mio padre sono più comuni di quanto credessi, tanto da essere mostrati in un film. Difficoltà a realizzarsi, ali tarpate, sono alcuni temi che caratterizzano la mia vita ed anche quella di alcuni personaggi del film (Danny, interpretato da Adam Sandler). Sono abbastanza certo che il rapporto con mio padre, le sue mancanze e alcuni suoi modi di fare, abbiano influito grandemente sul mio disturbo e sulle sue manifestazioni. Infatti, il luogo dove maggiormente si manifestano le mie ossessioni e dove vengo colto maggiormente dal rimuginio ossessivo è il canile, l'attività creata da mio padre. Il film in qualche modo ha un che di catartico, anche se non mi ha fatto raggiungere vette emotive, ha invece delicatamente toccato la mia anima. Ottimo film, contento di averlo visto!

martedì 17 ottobre 2017

Quanto tempo! Vi racconto un po' di me

Salve a tutti, a chi tornerà dopo tanto tempo a chi invece potrebbe essere nuovo, oppure a nessuno, poichè è tanto che non uso questo blog e comprensibilmente è poco frequentato.

E' tanto che non scrivo, e le motivazioni sono state molte. In primis c'era una sorta di responsabilità nei confronti di chi aveva trovato speranza nel leggere che io fossi guarito, a seguire c'è stata anche l'inedia e il non sapere cosa scrivere.
Ero "guarito" dal doc, ma poi il bastardello è tornato. Il suo ritorno è andato a coincidere con i momenti più felici e soddisfacenti della mia vita ma anche con quelli più bui.
Pensavo di essere guarito per sempre, ma credo che invece dovrò imparare a conviverci per sempre.
Ad esso si accompagna l'insieme di tutte le problematiche che una persona comune può avere, più altre dovute alla speciale combinazione di eventi che contraddistinguono la vita di ciascuno di noi.
Il tutto è ovviamente reso più pesante dal doc stesso.

Il doc ha costellato buona parte della mia vita, sia adolescenziale che in particolare adulta.
La sua presenza si è manifestata nuovamente in momenti di grande cambiamento, in particolare alla nascita della mia prima relazione amorosa più seria a profonda, ed è rimasto lì anche alla nascita di una seconda relazione molto importante che sto vivendo proprio ora.

Vorrei poter parlare di questo disturbo in maniera più poetica, ma mi è difficile, non so se sono in grado di riuscirci.

Il doc è un modo di vedere il mondo? E' il modo di una parte di me di vedere il mondo?
Negli ultimi due anni mi sono ritrovato spesso a non sapere distinguere chiaramente la realtà dai miei pensieri esagerati. Sono tornato in terapia, una terapia cognitivo-comportamentale e sto lavorando molto su me stesso, con alti e bassi.
Sono venuti fuori un lato narcisista, tendenza all'autosacrificio ed ovviamente il doc.
Quando all'inizio lessi la diagnosi mi spaventai molto, mi sentivo una persona pericolosa (uno dei miei tanti doc).

A volte percepisco un enorme peso sulle spalle, un'enorme difficoltà nell'essere me e mi piacerebbe essere qualcun altro. La vita a volte mi pesa e mi è difficile godere dei bei momenti, anzi, a volte ho paura di vivere bei momenti perchè so che un pensiero è in agguato e potrebbe prendermi da un momento all'altro, rovinandomi quel momento stesso.
Mi sento in ostaggio di me stesso.

Ultimamente sto usando la mindfulness, in cui osservo il pensiero e/o la sensazione dolorosa, ed essi un po' di acquietano.
Fino a qualche giorno fa avevo raggiunto un po' di pace, un po' di sicurezza nell'avere un metodo, una tecnica che mi aiutasse, ma poi un evento fastidioso mi ha un po' destabilizzato ed ora sono in preda a varie ossessioni da cui non riesco facilmente a districarmi.
A tutto ciò si accompagna una forte insoddisfazione personale, obiettivi che non riesco a realizzare, l'università che non riesco a finire.
La frustrazione è una cattiva compagnia per il doc! Lo dico con il sorriso.

Non è facile convivere con un disturbo del genere, perchè esso è in grado di assumere mille forme, di infiltrarsi in ogni meandro della nostra visione del mondo, fino a fondersi ad esso. Ma a volte ho degli spiragli di pace, se solo riuscissi ad accumularne qualcuno in più!
Forse piano piano ci riuscirò

Comunque, per fortuna, la mia vita non è completamente immobile, né ferma ad anni fa, quando dichiarai che ero guarito, seppur la mia esistenza fosse un po' statica e le mie esperienze del mondo esterno poche.
Anche se ero guarito conservavo molte insicurezze, molte paure, molte difficoltà che ora ho superato. Sono sbocciato come uomo, ho realizzato dei piccoli obiettivi, ho amato molto e mi hanno spezzato il cuore, ho fatto un viaggio, ho riso tanto, ho avuto tanta paura, ma sono stato anche molto felice, ho affrontato paure, ho visto il mio valore, ho fatto cose incredbili, soprattutto in virtù di chi ero. Forse c'è speranza anche per me, forse un giorno sarò felice, forse quel giorno potrebbe essere oggi, e quel momento, adesso.

Che dirvi? Le mie intenzioni sono di tornare a scrivere qui sù con assiduità, ma ammetto di non sapere se ci riuscirò. Non vi prometto niente, però tenete gli occhi aperti, chissà, che non ritorni, chissà che non guarisca di nuovo.

Grazie per avermi letto.
 

mercoledì 27 gennaio 2016

Il passato

Ciò che ci è stato tolto, ci è stato tolto e non ci verrà restituito - E.A.


E' vero, soprattutto in riferimento al passato. Il passato non esiste più ma i suoi effetti si fanno sentire nel presente. Siamo vittime del passato? Potremmo. Il presente però è un'occasione per il futuro. Il futuro non è figlio del passato, ma del presente!
Nonostante tutto una cosa è sapere, una cosa è sentire. Dobbiamo fare i conti con il passato che nella nostra mente continua ad essere "presente". Forse dovremmo ridimensionarlo, comprenderlo e capire cosa fare del nostro futuro, imparare da esso e non solo soccombere al suo peso. Non è facile, ma è tutto ciò che abbiamo: la nostra vita.

martedì 19 gennaio 2016

Potere


Sembra esserci nell’uomo,
come negli uccelli,
un bisogno di migrazione,
una vitale necessità
di sentirsi altrove.
(Marguerite Yourcenar)



Il potere è un argomento molto complesso, delicato, "potente". Quando siamo bambini siamo fondamentalmente impotenti ma forse ne abbiamo meno consapevolezza. Quando cresciamo acquisiamo un po' di potere, ma ci rendiamo conto che siamo in balia di forze molto più grandi... Ne diventiamo consapevoli. Capita che si voglia più potere. Forse tutti in fondo vogliamo più potere. Per altri può avere effetti patologici, rendendoli incapaci di affrontare certe situazioni perché vogliono sempre più potere e quello che hanno non gli basta. Temono di non averne abbastanza rispetto a certe situazioni. Si sentono, così, invalidati. Il loro valore personale ne soffre. Si va alla ricerca di più potere e si può cominciare da giovanissimi. La nostra mente e le nostre conoscenze ci conducono al sentiero che ci pare più percorribile per ottenerlo, per darci l'illusione di avere più potere. Politica, manifestazioni, acquisti consapevoli, forza fisica, arti marziali, sport in generale ogni cosa può essere vista come il mezzo per acquisire un maggiore senso di potere. Il problema è che non è possibile. Si rimarrà sempre impotenti di fronte molte situazioni nella vita. Ci sarà sempre del dolore ad attenderci, oltre alla gioia. Questo può risultare insopportabile, ma la vita è fatta così. Imparare ad accettare che siamo impotenti riguardo alcune cose è molto difficile, perché quelle cose spesso sono molto importanti per noi. D'altronde, la vita non è fatta solo di potere e di controllo, ma di ben altro. La capacità di lasciar andare un po' le cose, smettere di voler controllare tutto ed accettare la vita così com'è credo sarebbe molto utile. Sicuramente è più facile a dirsi che a farsi, ma almeno abbiamo idea di cosa fare. L'idea di un potere tale da permetterci di non soffrire più, di non sentirci più deboli è irrealistica, ma se per assurdo si avverasse non sarebbe comunque fonte di felicità perché non ci sarebbero più sfide, ne occasioni per essere coraggiosi, ne per ascoltare il proprio cuore. La vita diventerebbe molto noiosa. Sicuramente all'inizio tutto sarebbe bello, ma esauriti i desideri non ne avremmo altri... In fondo il motore del desiderio è la mancanza della cosa desiderata.

martedì 22 dicembre 2015

Mindfulness

La mindfulness è semplicemente una pratica di consapevolezza. Trae origine da tecniche orientali legate anche a credi religiosi, ma è attualmente una tecnica di gestione della mente slegata da qualsiasi religione, quindi tutti possono praticarla senza andare contro le proprie credenze. L'idea di base è quella di sviluppare l'accettazione degli eventi e nel caso della persona affetta da DOC, l'accettazione dell'ansia derivante dalle ossessioni, così da evitare le compulsioni. Si adatta bene alla terapia cognitivo-comportamentale, proprio perchè si profila come una tecnica di esposizione e prevenzione della risposta. La mindfulness è semplice ma non facile. E' semplice da imparare e praticare, ma richiede un minimo di impegno. Esistono numerose tecniche e meditazioni guidate anche in rete. Ci sono anche numerosi libri, in italiano e in inglese che trattano in maniera approfondita questa pratica. E' possibile seguire corsi o come nel mio caso anche usarla in terapia. Più in avanti parlerò ancora di questa pratica.

lunedì 30 novembre 2015

Impegno definitivo

Fino a quando non ci si impegna prevalgono l’esitazione e la possibilità di tirarsi indietro, e c’è sempre inefficacia. Per ogni atto d’intraprendenza (e di creazione) vale una verità elementare, e ignorarla affossa un gran numero di idee e di progetti splendidi: il fatto che nel momento in cui ci si impegna in modo definitivo, si mette in moto anche la Provvidenza. Vengono in aiuto ogni sorta di cose, che altrimenti non sarebbero mai accadute. Un intero flusso di eventi sgorga dalla decisione presa sollevando ogni genere di imprevisti favorevoli, incontri e assistenza materiale che nessuno avrebbe mai potuto immaginare che avrebbero incrociato il suo cammino. Ho imparato a considerare con profondo rispetto un distico di Goethe: “Qualunque cosa tu possa fare, o sognare di poter fare, cominciala. / Il coraggio ha in sé genio, potere e magia”.
- W.H. MURRAY The Scottish Himalaya Expedition, 1951

Amare se stessi

 Clip dal film Angel-A di Luc Besson

(Commento che accompagna la clip. N.d.t) "Per tutti gli uomini lì fuori che fanno fatica a conoscere il loro valore, questo è per VOI! Per tutte le donne che li amano... Aiutateli a vedere

Estratto dal film Angel-A di Luc Besson con Rie Rasmussen and Jamel Debbouze."

(Dialogo tra i due personaggi presenti nella clip, tradotto in italiano dall'inglese. Il dialogo originale è in francese. N.d.t)

Angela:- Guarda nello specchio. Cosa vedi? Cosa vedi?
Andrè:- Una bellissima ragazza.
Angela:- Grazie. Vicino a lei, cosa vedi?
Andrè:- Non lo so.
Angela:- Bene. Stai facendo progressi
Andrè:- Tu credi?
Angela:- Prima, tutto ciò che vedevi era merda. Almeno ora, non vedi niente. Ora dobbiamo mettere qualcosa in questo guscio vuoto. Non puoi lasciarlo così. Guarda attentamente. Di fronte a te. Niente che ti interessi? In questo bellissimo viso?
Andrè:- Non molto
Angela:- Guarda attentamente. Guarda nei tuoi occhi. Cosa vedi?
Andrè:- Gentilezza.
Angela:- Sì, ce n'è. Molta. Che altro?
Andrè:- Non sono male.
Angela:- Bellezza. Esatto. Sono bellissimi. Poi che altro?
Andrè:- Forse... Dolcezza.
Angela:- Sì, molta. E l'amore?
Andrè:- Sì. Sì, molto amore. Troppo, forse.
Angela:- Se ce n'è troppo, lascialo uscire. Dimmi che mi ami. Non mi ami?
Andrè:- Sì, molto. Sento un certo tipo di amicizia che potrebbe essere...
Angela:- Mi ami o no?
Andrè:- Dal primo giorno. Dal primo secondo.
Angela:- Dillo.
Andrè:- E' difficile da dire.
Angela:- Sai perchè? Perchè mai nessuno te l'ha detto. E' difficile amare te stesso quando non puoi vedere il tuo riflesso.
Andrè:- Sì.
Angela:- Ti amo Andrè. Ecco. La tua ragione per amare. E' il tuo turno ora. Vai avanti.
Andrè:- Ti amo, Angela. Qualsiasi sia il tuo nome.
Angela:- Hai ragione. Dillo di nuovo senza il mio nome.
Andrè:- Ti amo.
Angela:- Bene. Adesso, guardati attentamente. E dillo.
Andrè:- Non posso.
Angela:- Certo che puoi. Guarda il tuo corpo, a cui manca essere amato, sentire fiducia. Non credi che meriti un po' di cura? Non rifiutare questo corpo ferito che si è fatto carico di te così a lungo senza lamentarsi. Digli quanto è importante. Che ha il suo posto. Dagli ciò che merita.
Andrè:- Ti amo, Andrè. Ti amo.
Angela:- Sono fiera di te, Andrè. Mangiamo? Ho fame.
Andrè:- Pensi solo al cibo. Hai avuto un disordine alimentare?
Angela:- Non confondere i ruoli.
Andrè:- Hai ragione.




domenica 29 novembre 2015

Nuovi eventi

A seguito di vari eventi, sono ritornato in terapia.
Ho scoperto che i miei problemi andavano oltre al doc e investivano anche altre aree della mia vita.
Sotto consiglio della mia dotteressa, che è una psicologa relazionale, sono passato ad una terapia cognitivo-comportamentale. Attualmente il mio focus non è tanto sul doc quanto su altri aspetti della mia personalità. Mi sto trovando bene perchè sto esplorando nuove aree di me con nuovi strumenti.
Uno su tutti è la "Mindfulness" di cui parlerò spesso. Conoscevo già l'argomento ed ho già affrontato concetti simili riguardo la meditazione. Mi riprometto di parlare meglio della mindufulness in futuro. Ora come ora questo è semplicemente un aggiornamento.
Saluti!

L'idea di questo blog

E' un po' che non scrivo. Il fatto è che non sapevo cosa scrivere. Temevo di risultare ripetitivo nelle mie tematiche o nei miei pen...