venerdì 20 ottobre 2017

Seduta dallo psicolgo

Ieri sono stato dal mio psicologo.
Mi turbavano varie cose, come spesso accade da un po' di tempo. Nella conversazione avuta, mi ha detto una cosa che mi ha colpito e cioè che c'è una parte di me che cozza con un'altra. Quella parte è "il montanaro", un modo colorito e poco gentile verso i montanari (perdonatemi), che però vuole esprimere in maniera semplicistica la tendenza di questa frazione di me a dar credito a degli stereotipi. Questa si scontra con la parte di me più all'avanguardia, curiosa e aperta che supera gli stereotipi e gioca la partita con le sue regole.
E' vero, in me c'è anche questo elemento, una cosa che non avevo mai notato e che è uscita negli ultimi anni. In passato mai mi ero preoccupato di certi elementi o forse solo di alcuni ora che ci penso, ma di altri no, questi sono sorti ultimamente.
L'esperienza di relazioni amorose ha giocato un ruolo fondamentale in questo. Il confrontarmi con un mondo totalmente nuovo in tarda età mi ha posto di fronte a situazioni nuove che non sapevo gestire, creadomi stress, paura e mettendomi di fronte a dei limiti che non sapevo di avere.
Avere relazioni è fantastico, ma per persone come me comporta anche delle difficoltà non indifferenti che credo solo attraverso l'esperienza e la terapia riuscirò a superare. Credo di essere a buon punto comunque.
Altro elemento che mi ha colpito è stata la domanda "ma non sei stanco di voler sempre arrivare in cima, di voler sempre essere il primo in tutto?". Questa frase si riferisce al mio voler essere l'amante migliore che la persona con cui sto abbia mai avuto. Effettivamente è molto stressante ed ansiogeno voler arrivare in cima. A quella frase ha aggiunto "sei sicuro che vale la pena rimanere lassù?". Ovviamente no, perchè questa enorme aspettativa nei miei confronti, che di contro si riflette anche sull'altra persona, è estremamente stancante. Devo e voglio imparare a ridimensionare le mie aspettative, i miei obiettivi, renderli più realistici. Il dottore mi ha suggerito "perchè non essere colui con cui lei è contenta di stare? Che la fa stare bene?". Mi rendo conto che questa parte mi suona come limitata a causa di questa impostazione di default del primeggiare, ma è anche molto ragionevole e distensiva. Invece di cercare la felicità estrema, ricercare un po' di serenità e qualche sorriso diffuso, invece di essere l'amante di cui lei non potrà mai fare a meno, essere la persona che la fa sorridere, la rende gioiosa e le sta accanto e con cui passare bei momenti.

giovedì 19 ottobre 2017

Relazioni

Fino ai 25 anni non ho mai avuto relazioni. Era una cosa che mi pesava tanto e che non sapevo come risolvere. Infatti su questo blog fino ad ora credo di non aver mai parlato di relazioni amorose. Beh, sto per farlo ora!

Una delle cose che più mi spaventa di una relazione amorosa è il fatto che l’altro vedrà ogni nostra debolezza ed ogni nostro difetto.
“E se sono troppo arrogante? E se sono poco interessante? E se sono noioso? E se...? E se... (aggiungere paura che si preferisce)?”
Il punto è che una relazione amorosa è anche questo: accettazione incondizionata dell’altro, anche dei suoi difetti. Nascondere queste parti di se, seppur fosse possibile, ci priverebbe però di vivere un vero amore, ma solo un simulacro (quanto adoro questa parola!) di questi.
Fa paura, soprattutto se ci si sente inadeguati, in qualche modo non meritevoli di essere amati, ospiti della relazione che si sta vivendo, ma queste idee e sensazioni di se sono false e figlie di un passato che ormai non è più. Tutti meritiamo di essere amati a prescindere da ciò che siamo e facciamo. Tutti abbiamo un valore in quanto esseri umani, in quanto esseri viventi e nessuno può negarci quel valore. È importante capire questo, perché se leghiamo il nostro valore ad elementi esterni che sono mutevoli allora anch’esso sarà precario e a cascata tutte le nostre azioni, imprese e intenzioni risulteranno traballanti.
Abbiamo un valore che prescinde da qualsiasi cosa

mercoledì 18 ottobre 2017

The Meyerowitz and "patch87" Stories



Appena finito di vedere The Meyerowitz Stories su Netflix. Un bellissimo film, con attori che amo. La definirei una dramma-commedia. Il film mostra la figura di un padre molto egoriferito, insoddisfatto di se stesso, continuamente concentrato su se stesso, e il rapporto con i suoi tre figli avuti con mogli diverse. Un rapporto difficile, quasi privo di comunicazione. Ciascun figlio porta con se rabbia o dolore riferiti al rapporto con il padre. Un film che senza scadere nella pornografia sentimentale, tocca nel profondo.

E' bello, in qualche modo, vedere che i problemi dovuti alla relazione con mio padre sono più comuni di quanto credessi, tanto da essere mostrati in un film. Difficoltà a realizzarsi, ali tarpate, sono alcuni temi che caratterizzano la mia vita ed anche quella di alcuni personaggi del film (Danny, interpretato da Adam Sandler). Sono abbastanza certo che il rapporto con mio padre, le sue mancanze e alcuni suoi modi di fare, abbiano influito grandemente sul mio disturbo e sulle sue manifestazioni. Infatti, il luogo dove maggiormente si manifestano le mie ossessioni e dove vengo colto maggiormente dal rimuginio ossessivo è il canile, l'attività creata da mio padre. Il film in qualche modo ha un che di catartico, anche se non mi ha fatto raggiungere vette emotive, ha invece delicatamente toccato la mia anima. Ottimo film, contento di averlo visto!

martedì 17 ottobre 2017

Quanto tempo! Vi racconto un po' di me

Salve a tutti, a chi tornerà dopo tanto tempo a chi invece potrebbe essere nuovo, oppure a nessuno, poichè è tanto che non uso questo blog e comprensibilmente è poco frequentato.

E' tanto che non scrivo, e le motivazioni sono state molte. In primis c'era una sorta di responsabilità nei confronti di chi aveva trovato speranza nel leggere che io fossi guarito, a seguire c'è stata anche l'inedia e il non sapere cosa scrivere.
Ero "guarito" dal doc, ma poi il bastardello è tornato. Il suo ritorno è andato a coincidere con i momenti più felici e soddisfacenti della mia vita ma anche con quelli più bui.
Pensavo di essere guarito per sempre, ma credo che invece dovrò imparare a conviverci per sempre.
Ad esso si accompagna l'insieme di tutte le problematiche che una persona comune può avere, più altre dovute alla speciale combinazione di eventi che contraddistinguono la vita di ciascuno di noi.
Il tutto è ovviamente reso più pesante dal doc stesso.

Il doc ha costellato buona parte della mia vita, sia adolescenziale che in particolare adulta.
La sua presenza si è manifestata nuovamente in momenti di grande cambiamento, in particolare alla nascita della mia prima relazione amorosa più seria a profonda, ed è rimasto lì anche alla nascita di una seconda relazione molto importante che sto vivendo proprio ora.

Vorrei poter parlare di questo disturbo in maniera più poetica, ma mi è difficile, non so se sono in grado di riuscirci.

Il doc è un modo di vedere il mondo? E' il modo di una parte di me di vedere il mondo?
Negli ultimi due anni mi sono ritrovato spesso a non sapere distinguere chiaramente la realtà dai miei pensieri esagerati. Sono tornato in terapia, una terapia cognitivo-comportamentale e sto lavorando molto su me stesso, con alti e bassi.
Sono venuti fuori un lato narcisista, tendenza all'autosacrificio ed ovviamente il doc.
Quando all'inizio lessi la diagnosi mi spaventai molto, mi sentivo una persona pericolosa (uno dei miei tanti doc).

A volte percepisco un enorme peso sulle spalle, un'enorme difficoltà nell'essere me e mi piacerebbe essere qualcun altro. La vita a volte mi pesa e mi è difficile godere dei bei momenti, anzi, a volte ho paura di vivere bei momenti perchè so che un pensiero è in agguato e potrebbe prendermi da un momento all'altro, rovinandomi quel momento stesso.
Mi sento in ostaggio di me stesso.

Ultimamente sto usando la mindfulness, in cui osservo il pensiero e/o la sensazione dolorosa, ed essi un po' di acquietano.
Fino a qualche giorno fa avevo raggiunto un po' di pace, un po' di sicurezza nell'avere un metodo, una tecnica che mi aiutasse, ma poi un evento fastidioso mi ha un po' destabilizzato ed ora sono in preda a varie ossessioni da cui non riesco facilmente a districarmi.
A tutto ciò si accompagna una forte insoddisfazione personale, obiettivi che non riesco a realizzare, l'università che non riesco a finire.
La frustrazione è una cattiva compagnia per il doc! Lo dico con il sorriso.

Non è facile convivere con un disturbo del genere, perchè esso è in grado di assumere mille forme, di infiltrarsi in ogni meandro della nostra visione del mondo, fino a fondersi ad esso. Ma a volte ho degli spiragli di pace, se solo riuscissi ad accumularne qualcuno in più!
Forse piano piano ci riuscirò

Comunque, per fortuna, la mia vita non è completamente immobile, né ferma ad anni fa, quando dichiarai che ero guarito, seppur la mia esistenza fosse un po' statica e le mie esperienze del mondo esterno poche.
Anche se ero guarito conservavo molte insicurezze, molte paure, molte difficoltà che ora ho superato. Sono sbocciato come uomo, ho realizzato dei piccoli obiettivi, ho amato molto e mi hanno spezzato il cuore, ho fatto un viaggio, ho riso tanto, ho avuto tanta paura, ma sono stato anche molto felice, ho affrontato paure, ho visto il mio valore, ho fatto cose incredbili, soprattutto in virtù di chi ero. Forse c'è speranza anche per me, forse un giorno sarò felice, forse quel giorno potrebbe essere oggi, e quel momento, adesso.

Che dirvi? Le mie intenzioni sono di tornare a scrivere qui sù con assiduità, ma ammetto di non sapere se ci riuscirò. Non vi prometto niente, però tenete gli occhi aperti, chissà, che non ritorni, chissà che non guarisca di nuovo.

Grazie per avermi letto.
 

mercoledì 27 gennaio 2016

Il passato

Ciò che ci è stato tolto, ci è stato tolto e non ci verrà restituito - E.A.


E' vero, soprattutto in riferimento al passato. Il passato non esiste più ma i suoi effetti si fanno sentire nel presente. Siamo vittime del passato? Potremmo. Il presente però è un'occasione per il futuro. Il futuro non è figlio del passato, ma del presente!
Nonostante tutto una cosa è sapere, una cosa è sentire. Dobbiamo fare i conti con il passato che nella nostra mente continua ad essere "presente". Forse dovremmo ridimensionarlo, comprenderlo e capire cosa fare del nostro futuro, imparare da esso e non solo soccombere al suo peso. Non è facile, ma è tutto ciò che abbiamo: la nostra vita.

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