domenica 29 novembre 2015

La libreria dell'umanità

A Napoli giornata uggiosa oggi. Nonostante tutto, alcuni angoli di questa città mantengono sempre un loro fascino.
Ad ogni mia trasferta universitaria, approfitto per fermarmi alla libreria Descartes su via Mezzocannone. E' una libreria piccolina, non come quelle moderne, piene di luci e colori, gigantesche ma un po' impersonali. Piccolina ma "familiare": riesci a cogliere tutti i libri con un solo colpo d'occhio così da lasciare alla parte di noi più misteriosa la possibilità di farsi ammaliare da qualche copertina strana. La libreria ha una lavagnetta con gesso dove mette il titolo del giorno o della settimana, non lo so bene. Ci sono anche molti libri antichi. Ce n'era uno francese, copertina rossa, mi pare fosse una raccolta di racconti e recite. "Mi pare" perché il mio francese è un po' arrugginito. Comunque, il libro risaliva al 1820 circa a detta del proprietario. Il costo, era di 20 euro. Non me lo sarei mai aspettato, pensavo di più, ed onestamente l'idea di avere un libro con copertina rigida risalente ai primi dell'800 mi piace molto. Questa libreria, pur raccolta ed estendendosi verso l'alto, ha il vanto di avere degli angoli dove respirare della storia e delle storie, perché i libri usati hanno sempre due storie e forse anche più di una: quella contenuta nel libro e quella dei suoi proprietari, questo volendo ammettere che siamo noi a possedere un libro... Quando forse è lui a possedere noi. Erano presenti molti altri libri "anziani", alcuni esposti, altri in catalogo di antiquariato. Parlando con il proprietario, un uomo di mezza età credo, mi diceva che loro sono gli unici su via Mezzocannone a trattare quel genere di libri. Nel mio materialismo giovanile gli ho detto che forse era un bene e lui mi ha risposto di no. Sono rimasto stupito, così ho chiesto maggiori delucidazioni e lui mi ha placidamente detto che prima erano una decina di librerie su quella strada ed ora molte hanno chiuso e che questo era un segno dei tempi che viviamo. Ho rincarato la dose dicendo che così però gli affari dovrebbero andare meglio vista la minor concorrenza, ma l'uomo mi ha risposto che invece no, non era così, che avere più librerie vicino sarebbe stato meglio e mi ha illustrato la cosa con un breve esempio: mi ha detto che in una certa zona aveva una libreria e vicino ce n'era un'altra e si era creato un bel giro di persone, perché se andavano dall'uno per una cosa e non la trovavano poi andavano dall'altro, l'uno trattava una cosa e l'altro ne trattava un'altra. Questa cosa mi ha lasciato con uno strano senso di speranza, ma anche un po' di amarezza. In un mondo in cui la competizione sembra farla da padrone e la concorrenza è sempre spietata, dove l'uno cerca di prevalere sempre sull'altro, mi sono sentito dire invece che avere dei vicini che trattano gli stessi "prodotti" sarebbe stato meglio anche per gli affari. Forse è per la natura del "prodotto", cioè la cultura.
La cultura, insieme all'amore, è una di quelle cose che acquisite e poi date non si sperperano ma si moltiplicano esponenzialmente. La cultura chiama sempre altra cultura, fa sorgere domande, si lascia approfondire.
Alla fine è entrata un'altra cliente ed io ho salutato il gentile signore che mi aveva illustrato la situazione ed impartito una lezione di umanità al volo e senza preavviso.

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