martedì 30 settembre 2008

Il culto della risata, riflessioni in progress (non sono allegre, pardon)

C'è stato un tempo in cui il mio culto era la risata.
Davvero pensavo e credevo che ridere fosse la soluzione ad ogni male del mondo.
Ma non mi ero scontrato ancora con tante difficoltà che rendono difficile ridere.
La solitudine, la noia e la depressione non aiutano a ridere.
Ho provato a ridere da solo, ma questo mi portava in seguito tristezza, mi faceva sentire un pò "sfigato". Sono sempre stato un pò pazzo e sognatore, idealista e platonicamente romantico, e avevo fatto della risata il mio scopo di vita. Ma ora mi è difficile ritornare a quello scopo. Ho iniziato a credere che ridere solo fosse una parte della vita. Ho letto da qualche parte che non esiste un metodo per stare bene.
E credo sia vero. D'altra parte senza un metodo ma seguendo lo sperimentalismo, diventa estremamente difficile mantenere la "retta via". Fare qualcosa sapendo che forse non funzionerà e che se funzionerà ci vorrà un bel pò di tempo per saperlo è frustrante. Non cerco il tutto e subito. Cerco il qualcosa ed ora. Non chiedo niente di speciale, solo qualcosa che funzioni. Per la mia età credo di avere un'ottima cultura. Per la mia età credo di aver provato tantissime tecniche di auto-aiuto. Eppure arrivo ad ora dicendo che nessuna ha davvero funzionato. Forse perchè nessuna può davvero funzionare. Per quanto sembri ingiusto nei confronti di chi sta peggio, mi viene difficile dire di essere soddisfatto di me. Mi viene difficile dire "me la sto godendo". Non riesco a godermi la vita, non l'ho fatto durante la prima adolescenza ne ora che sono verso la fine. Non riesco a godermi la vita nel modo in cui fanno altri. Non riesco a considerare il sesso come un valore e qualcosa da svendere. Non riesco a considerare il divertimento come un dovere. Sono estremamente autocritico, estremamente rigido con me stesso quindi dire "sono gli altri" potrebbe sembrare la solita scusa di chi scarica il barile. Eppure nonostante una mia costante analisi non riesco a non dire che sono gli altri. Altri, non tutti, non la gente, per fortuna conosco persone "diverse", ma ne conosco altre che a volte sono delle merde, altre che a volte sono "mediocre". Non sanno divertirsi, oppure si divertono da schifo. Non sanno cosa sia il valore di un sorriso o di una risata. Non ho mai negato di aver bisogno degli altri. Siamo esseri sociali, eppure socializzare con certa gente è un prezzo troppo grande per me. Non posso rinunciare a me stesso per elemosinare un pò di compagnia. In ogni libro che leggo mi si dice che noi siamo responsabili della nostra vita, dei nostri risultati e dei nostri fallimenti, mi si dice che dare la colpa agli altri di come stiamo è da codardi e mancanza di accettazione. Cazzo se lo so. Cazzo se non mi sono guardato dentro miliardi di volte cercando di migliorare i miei difetti. Ma dovrei cambiare 6 miliardi di volte come minimo, e al sesto miliardo scontenterei i restanti 5,9 che non sarebbero felici di come sono. Il prezzo di essere se stessi sembra che per me sia rimanere solo, snobbato. E' ingiusto ma sembra inevitabile, per il momento almeno. Solo, non è proprio corretto, ci sono sempre io, eppure a volte sono stanco anche di me stesso, perfino da solo mi lascio solo :).
Penso a persone che mi ispirano e mi rendo conto che forse non ho capito nulla di loro. Richard Bach, Patch Adams, Jacopo Fo, Bruce Lee sono state figure che mi hanno ispirato molto, ma forse di loro non ho capito assolutamente nulla, perchè non sono soddisfatto di me. Lo scontro tra quel che penso della realtà e la realtà stessa è molto duro, molto doloroso. E mi da fastidio dar ragione a molti pessimisti che dicono che le mie sono fantasie o pure illusioni. Anche se continuo a credere che ci sia speranza, ora come ora mi è difficile credere nella vita, mi è difficile riuscire ad amare totalmente la vita. Eppure vedo i suoi doni, li sento, ma non leniscono le sue batoste. Ovvio che usi paroloni, ma è la dimensione di quello che sento.

3 commenti:

poverobucharin ha detto...

Coraggio, anch'io molte volte ho pensato queste cose, e ho provato a ridere da solo.
Ora so che ci provi anche tu, e in due non si è soli.

patch87 ha detto...

Questo è vero. :)

Patry87 ha detto...

Mi dispiace per come tu ti stia sentendo.E mi dispiace non poterti aiutare.Ci si può sentire meno soli in mezzo alla gente ma si rimane sempre soli..anche con tremila persone intorno che però pensano solo a se stesse.Io non ho un metodo preciso..non ho letto molto al riguardo e non penso che i libri ti aiutino molto,sono sempre frutto di esperienze altrui..ognuno in fondo si prende la sua di strada..bhe,l'unico campo su cui puoi sperimentare è la realtà..io forse un pò mi sono svenduta per stare con gli altri e l'accetto ma prima o poi dovrò fare i conti con me stessa e dovrò prendere una decisione..sono cmq esperienze queste che aiutano ad avere più consapevolezza di te stesso.

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