venerdì 12 settembre 2008

Fo sente aria di fascismo "Allora al rogo pure Dante"

tratto da francarame.it

"Atto vergognoso, si vieta di scherzare sui diktat del Pontefice"

"Di questo passo torniamo a Federico II: nel ‘200 fece una legge per dare facoltà di bastonare chi insultava le autorità"

ANNA BANDETTINI


ROMA - «Di questo passo condanniamo anche Dante. Anche il sommo poeta, in fondo, aveva mandato un papa all´inferno. Bonifacio VIII, lo ricordate? L´aveva messo in un foro in mezzo a un grande fuoco. E che dire di Jacopone condannato e messo in una galera così tremenda da uscirne a pezzi per aver scritto "Ai, Bonifax kai jocato assai lo munno, ai Bonifax ke come putta hai trajto la ecclesia", per aver detto cioè che papa Bonifacio aveva sfottuto assai il mondo... I tempi non sono poi così cambiati».

Anche vista dal pulpito del Nobel, con lo sguardo della storia e della cultura, la faccenda non cambia. È un Dario Fo arrabbiato e scuro quello che commenta la notizia del procedimento giudiziario contro Sabina Guzzanti. Ripete: «È una vergogna. Peggio: è fascismo».

Che c´entra il fascismo?

«L´accusa è di vilipendio al Papa, per una norma che ci riporta indietro ai Patti Lateranensi. Leggi fasciste, appunto. È un nuovo passo indietro. Di questo passo torneremo alla legge di Federico II di Svevia del 1225 contro i "jugulares obloquentes", contro i giullari triviali sparlatori. La legge di Federico incitava i cittadini a bastonare i giullari che si permettevano di insultare le autorità costituite, anche procurando loro la morte. In fin dei conti, procedimenti come questo contro la Guzzanti non fanno che considerare l´ironia e la risata come cose degeneri, indegne».

Ma la Guzzanti, quel pomeriggio, non aveva esagerato? Non era uno spettacolo: era il caso di lasciarsi andare a quella pesante ironia?

«Bisogna mettersi d´accordo se la satira, che esiste da duemila anni, sia una forma d´arte o è qualcosa di deteriore. Se vale quest´ultimo giudizio, allora dobbiamo prendere tutti i testi di Aristofane e bruciarli. Per non parlare dei satirici del ‘500, dei teatranti della Commedia dell´Arte, i quali consideravano la satira un valore di libertà. Ma poi, la battuta sul Papa all´inferno della Guzzanti era legata un modo per scherzare sul fatto che il Papa proprio in quei giorni, come faceva da mesi, era tornato a proibire aborto, unioni di fatto.... Leggi di un altro Stato su cui non ha nessuna facoltà ad intervenire».

Non lo manderà anche lei all´inferno.

«No, ma le sue restano intrusioni nel nostro paese. L´ultima addirittura per dirci che ci vogliono più politici cattolici. Ma che ci viene a dare il regolamento?».

Ritiene che anche questo sia un segno dei tempi?

«Sono stato di recente a Saragozza e in uno spettacolo ho raccontato del nostro paese: la gente rideva ma non ci credeva. Siamo come negli anni Sessanta quando a Franca e me ci censuravano perché ricordavamo i morti sul lavoro e la mafia in Sicilia. Oggi, come si vede, anche per molto meno».

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