mercoledì 12 settembre 2007

Sofferenza

Per chi ti guarda da fuori, stai assolutamente bene, in fondo non ti manca un braccio, e nemmeno hai un pustolone purulento, scarnificato zampillante sangue sotto la camicia.
Ma tu invece sai bene come ti senti. Quell'angoscia che ti prende e stringe la gola, ti fa deglutire, l'ansia che ti fa sudare, lo stato confusionale in cui ti immergi concentrato come sei nel risolvere la tua ossessioni, e molto distratto nei compiti che vorresti svolgere. La paura, l'incapacità di trovare un'uscita, ovviamente perchè l'uscita non c'è, e non serve perchè il problema in realtà non esiste, almeno non quello posto dall'ossessione, invece l'ossessione in se, in quanto tale, costituisce parte del problema che si chiama disturbo ossessivo compulsivo. E stai male, e in pochi possono comprendere. Ma possiamo farne una colpa? Noi potremmo capire il loro dolore nel perdere una persona cara? Il dolore del fallimento di un progetto o di un amore? A meno che non abbiamo vissuto situazioni simili, è difficile capire la sofferenza dell'altro. Quindi non voglio biasimare chi non comprende il mio problema. Ma quello che ho detto sopra è quel che si prova, quello che si passa, quello che tutti i giorni affrontiamo, chi più chi meno.
E' come vivere in una prigione, con un secondino estremamente severo che non fa altro che ricordarti che sei in carcere e non puoi uscire. E in quei momenti non sai chi sei, non sai cosa hai fatto, ne cosa farai, non sai nulla di te, nemmeno l'essenziale, ti senti capace di sbagliare in tutto, dal camminare, al bere, al mangiare, al pensare. Sei in balia di un problema inesistente la cui soluzione è inesistente, eppure continui a cercare disperatamente. Un pò come quella parabola di Mulla Nasrudin, un sufista, che racconta che un giorno stava cercando una chiave per strada, gli si avvicina un conoscente:-cosa cerchi Mulla? -Ho perso la chiave di casa- e iniziano a cercare entrambi la chiave, dopo un pò il conoscente domanda:-Mulla ma dove hai perso la chiave, precisamente? -Davanti casa mia- e perchè la cerchi qui?- perchè c'è più luce qui che a casa mia.
Il doc presenta problemi simili ai Koan buddisti, gli indovinelli zen che servono ad ampliare le proprie vedute all'allievo. Peccato che i nostri non siano semplici indovinelli ma dubbi generati da paure, dubbi e paure che ci ossessionano e compromettono la nostra qualità di vita.
Ma sappiate che io credo che si possa essere un buddha anche con il DOC. :D

2 commenti:

info ha detto...

Io lo so come ti senti...fidati lo so...sonjo tanti anni che sto male e forse ora ne sto uscendo...forse...ma fidati che io posso capirti...

fede ha detto...

patch sei una meraviglia

ti invito, se vuoi, a scrivere sul blog del prossimo eventuale attacco di angoscia, descrivendolo e approcciandolo proprio come un koan.. :o)

che ne dici, secondo me potrebbe esser di aiuto a qualcuno

un abbraccione

fede di cittàsegreta

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